Le 4 giornate di Napoli

Il nuovo album  dei Quartieri Jazz
Un disco ispirato al sentimento di “Unione e Ribellione” di quel settembre del ’43, dove i napoletani, senza distinzione di classe, imbracciarono le armi in una rivolta spontanea e scacciarono il nemico nazista. E come ieri, oggi spira in città una forte voglia di riscatto e cambiamento, ma oggi è necessario imbracciare le armi della cultura e cavalcare questa nuova “Rivoluzione Napoletana” partita dal basso,
facendo "Resistenza Culturale". 

Ascolto le nuove tracce dei Quartieri Jazz e scrivo queste righe con la suggestione della loro musica, che mi fanno pensare a ieri, a oggi e a domani e al RISCETAMENTO.

Le Quattro Giornate di Napoli

 

Erano napoletani quegli eroi che negli ultimi 4 giorni di settembre del 1943 cacciarono via il più crudele e feroce esercito della Storia contemporanea. Napoletani. Non ricevettero come altri il supporto del Fronte Nazionale, e non ci furono, come altrove, episodi di scontri tra italiani e fascisti, perché quegli eroi restarono uniti. Nessuno di loro sapeva di essere un eroe fino a un attimo prima di diventarlo, sia chiaro, era gente comune. C’erano gli scugnizzi come Gennarino Capuozzo di soli 12 anni, c’erano studenti, preti, giovani operai e operaie, professori, medici e vigili del fuoco, finanzieri, poliziotti, disoccupati, uomini e donne di ogni classe sociale e provenienti da ogni quartiere di Napoli e dalla provincia: Vomero, Ponticelli, Sanità, Porta Capuana, Materdei, Avvocata, Frullone, Capodimonte, Chaia, Quartieri Spagnoli, Montecalvario, Posillipo, Vasto, Mergellina, Mugnano, Marianella. Erano napoletani, come noi. Napoletani che seppero mettersi insieme e diventare compagni, trovare il coraggio di ribellarsi ai nazisti, i primi a farlo con successo. E lo fecero da soli, senza l’aiuto di nessuno, senza esercito. Da soli, combattendo per le strade, non soltanto con le armi trovate con espedienti, ma anche con materassi, mobili e oggetti pesanti che venivano gettati dai balconi per sbarrare la strada alle truppe tedesche.

Sì, erano napoletani gli eroi che negli ultimi 4 giorni di settembre del 1943 seppero tenere testa a Hitler. Il Fuhrer aveva ordinato che Napoli fosse ridotta in «cenere e fango» come rappresaglia: non aveva fatto i conti con i napoletani quando sanno essere uniti. Quando, infatti, il 1° ottobre del ’43, le truppe alleate sbarcarono a Napoli, non trovarono neanche un tedesco. Napoli era la prima, tra le grandi città europee, a liberarsi dal nazi-fascismo e il suo esempio sarebbe servito a dare coraggio al resto d’Italia.

Si dice che poco prima di morire, Gennarino Capuozzo si fosse scagliato contro un carro armato tedesco gridando: «mo vi facciamo vedere noi chi sono i napoletani»

 

 

La Quinta Giornata di Napoli

 

La Storia di Napoli è ricca di successi e di primati. Possiamo vantare, giusto per citarne alcuni, la prima linea ferroviaria per turisti al mondo, la prima università pubblica al mondo, la prima cattedra di Economia al mondo, la prima accademia di architettura in Italia, il primo orto botanico in Italia, la prima scuola di ballo in Italia, la prima nave a vapore nel mediterraneo, il primo Osservatorio astronomico in Italia, il primo codice marittimo al mondo. Possiamo vantare la più alta concentrazione di teatri in Italia, il primo esperimento d’illuminazione elettrica in Italia, il conservatorio più antico al mondo. E possiamo pure vantarci di aver scacciato i nazisti in quattro giornate di insurrezione.

Ma un passato così glorioso serve a poco se non riusciamo più a parlare di futuro. E le Quattro Giornate di Napoli saranno state inutili se continuiamo a vivere sotto l’occupazione di altre dittature, come quella della mafie e della corruzione o del compromesso morale.

Nella lingua napoletana sono addirittura scomparse le voci del futuro, quelle che si utilizzavano fino alla metà del secolo scorso (per es.: “partarraggio”) e le abbiamo sostituite con il presente semplice (diciamo infatti ”dimane part’”). E questo è sintomatico di un popolo che non riesce più a pensare al futuro; il futuro è scomparso dai nostri discorsi al punto di non pronunciarlo neanche più: una cosa

che, a ben guardare, è accaduta e accade agli italiani e alla lingua italiana.

In questo tempo abbiamo un’occasione unica, quella di cominciare a ricalibrare la nostra Storia, partendo dal nostro glorioso passato, per poter celebrare un presente di riscatto e per decidere finalmente del nostro futuro. Mentre ascolto queste tracce, mi riscopro a commuovermi per quella che è la nostra tradizione, ma mi riscopro anche coraggioso nel pensare con un sorriso al domani.

Abbiamo l’occasione di scrivere la storia di una Quinta Giornata per Napoli, quella in cui ci saremo finalmente riconosciuti, uomini e donne, da ogni parte della città, senza distinzione di età o estrazione sociale, e saremo pronti a camminare insieme incontro al futuro, con il ricordo dell’eroismo di Gennarino Capuozzo: «Mo vi facciamo vedere noi chi sono i napoletani».

Allora buon futuro ai Quartieri Jazz, buon futuro a tutti!

 

Luca Delgado

Noi siamo Napoletani due volte. Napoletani ci siamo nati, Napoletani abbiamo deciso di rimanere. Non siamo partiti, abbiamo assecondato il Nostro essere. Come Napoletani e solo come i Napoletani sanno fare Noi resistiamo. Il mondo diventa un unico palcoscenico dove si mette in scena la stessa vita globale, ma non a Napoli. Napoli resta Napoli. Napoli inghiotte il mondo e lo trasforma in Napoletano. E Noi tutto ciò che facciamo lo facciamo in Napoletano: suoniamo in Napoletano, pensiamo in Napoletano, ci nutriamo in Napoletano. Napoli non lotta, resiste. Noi resistiamo. La musica Napoletana resiste. Napoli va incontro a Napoli incontrando il mondo e spesso lo anticipa.

Napoli è viva !!!

 

Enzo Sabatasso

“Un giorno anche la guerra s'inchinerà
al suono di una chitarra.” 
(Jim Morrison)

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